Notizie di cronaca nelle Marche
Martedì, 13 Maggio 2008 02:00

Presentato in Brasile il Progetto Meccano.

 E' entrata nella fase  operativa la missione del presidente Spacca in Brasile. A San Paolo, presso l'Auditorium dell'Università è stato presentato il Progetto Meccano, che prevede l'istituzione di un centro servizi alle imprese, sia marchigiane che locali, con consulenze di natura tecnica, formativa e manageriale, certificazione del prodotto, per favorire rapporti di collaborazione e la nascita di piccole e medie imprese nel settore della meccanica. Sulla falsariga di quanto già avviene a Lipetsk, in Russia, dove Meccano rappresenta un forte sostegno ai processi di internazionalizzazione.

Il progetto conta su un contributo di un milione e 750 mila dollari: il 20%  risorse europee, il 40% brasiliane, attivate attraverso l'Agenzia nazionale Sebrae, il restante 40% è messo a disposizione dalla Banca Interamericana di Sviluppo-BID, che ha individuato in questo progetto lo strumento per favorire un modello sullo stile marchigiano distretti/centri servizi.

Il Progetto, presentato dal presidente Spacca e dal direttore della Meccano, Letizia Urbani, ha ottenuto notevoli consensi, da autorità locali e operatori locali. All'incontro anche Scalmati, presidente della “Somacis pcb industries” di Castelfidardo, dinamica realtà industriale nella fornitura di stampanti higt tech, che opera a San Paolo, con clienti in tutta l'America Latina: sarà modello di riferimento per i nuovi insediamenti.

In Brasile, Meccano ha già attivato una collaborazione con “ABC”, acronimo di Andrea, Bernardo, Caetano, i tre poli industriali nella megalopoli di San Paolo, dove la stessa Meccano avrà sede: un'area che raggruppa 7 municipi con alta concentrazione di imprese meccaniche e della plastica; in particolare sono localizzate le più grandi imprese internazionali del settore auto (VolkswagenAudi, General motors, Iveco, Pirelli, Toyota, Volvo, Renaullt Daimler Chysler, Ford, Mitsubishi, Honda, ecc...) e di conseguenza tante piccole e medie imprese della rete di subfornitura.

All'incontro anche Paulo Okamoto, presidente di Sebrae, la struttura brasiliana che ha collaborato per la nascita di Meccano. Sia Okamoto che il direttore dell'ICE di San Paolo, Giovanni Sacchi, si sono intrattenuti con Spacca per valutare la possibilità di ampliare le relazioni tra Brasile e Marche, allargandole anche ad altri settori, come la calzatura. Spacca ha annunciato che il 2010 sarà l'anno del Brasile: infatti la Giornata delle Marche sarà dedicata a questo grande Paese, che conta una forte presenza di nostri corregionali.

AZIENDE MARCHIGIANE IN BRASILE Ma non c'è solo “Somacis pcb industries” di Catelfidardo che opera in Brasile. Anche altre sono fortemente radicate. Tra queste “Pieralisi do Brasil Lida”, con un'importante rete di vendita, soprattutto negli impianti di depurazione, macchinari per l'agricoltura. Inoltre SP SOMIpress, specializzata nella produzione di stampi per elettrodomestici, bruciatori, arredamento…. Il gruppo Lucconi, leader nei sistemi di controllo qualità iniettori di benzina, con un cliente di riferimento come la “Magneti Marelli Brasile”, prevede a breve un vero e proprio insediamento.

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Da Milano  Serafino  Rafaiani.

I cattolici, l'informazione, la realtà

"Lo sguardo quotidiano. I cattolici, l'informazione, la realtà" è il titolo del Convegno nazionale dei direttori e dei collaboratori degli Uffici diocesani per le comunicazioni sociali che si è tenuto dall' 8 al 10 maggio 2008 a Milano.

Momenti di studio e di approfondimento ma anche spazio per la conoscenza lo scambio di esperienze.

E' stato importante ricordare alcuni grandi realtà del panorama comunicativo cattolico e celebrare i quarant'anni del quotidiano Avvenire, i venti anni dell'agenzia Sir e i dieci di Sat 2000.

La comunicazione cattolica in Italia rimane tuttavia strutturata secondo il modello, familiare a noi marchigiani, del “piccolo è bello”. Tanti minuti e preziosi strumenti in ambito locale che dobbiamo imparare ad apprezzare come un'autentica risorsa in quanto permettono un capillare contatto con la gente.

 

Il mistero dell'incarnazione del Verbo fa della realtà quotidiana il luogo privilegiato dell'incontro con l'uomo con i suoi simili e con Dio.

Notava Sant'Agostino in un passo delle “Confessioni” come paradossalmente Dio fosse in lui, mentre egli stesso si era venuto a trovare fuori di sé, diremmo oggi alienato dalla sua stessa realtà.

Il problema fondamentale evidenziato nel corso del convegno oscilla tra l'indispensabile confronto con la realtà e un dubbio legittimo: i media sono davvero rappresentativi del reale e del quotidiano oppure tendono piuttosto a sostituirvi una realtà virtuale mediatica più comoda, meno complessa, più facile da gestire e da manipolare.

Il rischio e che l'uomo e il credente in particolare si trovi a riflettere valutare e giudicare sulla base di una realtà “fatta” e non sulla realtà dei fatti.

Compito di tutti gli operatori della comunicazione è quello di fornire un'informazione completa ed oggettiva sulla realtà quotidiana perché ciascuno sia in grado di dare un giudizio di valore fondato su dati certi.

A questo punto emerge un'altra grande questione sollevata da chi, fautore di un atteggiamento scettico, tende ad escludere la possibilità stessa di essere veramente oggettivi e quindi di giungere ad una verità che non sia la semplice somma o la sinossi delle varie opinioni. 

Lo stesso tema del convegno “lo sguardo quotidiano” rimanda alla nostra esperienza di osservatori della realtà, vincolati necessariamente da un certo punto di vista e d'approccio.

Ciascuno si rapporta con il reale a partire dalla propria situazione dal proprio tempo anagrafico o storico dalle proprie convinzioni filosofiche, ideologiche, etiche e religiose.

Questa consapevolezza non esclude per il credente la possibilità di conoscere il reale e di giungere ad una verità pratica capace di fondare scelte giuste e secondo ragione e di poter confrontare la nostra vita con la rivelazione cristiana. E' sufficiente dichiarare con chiarezza il proprio punto di vista e poterlo rilevare altrettanto chiaramente nell'interlocutore.

 

Il convegno di Milano ha provato anche a sondare la comunicazione del futuro sospesa come sempre tra opportunità ed inquietudini. Quale futuro, ad esempio per la carta stampata? Qualche autore ha provato ad indicare fin da ora tempi e date della scomparsa dei giornali. Non si tratterebbe soltanto della crisi del supporto cartaceo travolto dall'affermarsi della “rete” ma di una rivoluzione nel modo di fornire e ricevere le notizie. Ogni utente sarà sempre più protagonista nella raccolta delle notizie. Foto, filmati e documenti affluiranno sempre più numerosi, in tempo reale. Ad una maggiore quantità di flusso formativo potrebbe far riscontro una scarsa selezione riguardo alla qualità e alla veridicità delle fonti. Il compito del giornalista cambierà forse verso un ruolo di garante sull'attendibilità dell'informazione.

Sul versante della formazione ai linguaggi mediatici la comunità ecclesiale deve prepararsi a questo cambiamento che trasformerà ogni cittadino da fruitore passivo in potenziale giornalista ed editore.

Perché questa svolta diventi una opportunità per la Chiesa si dovrà in modo ancora più capillare e deciso sensibilizzare i fedeli ed istruirli per essere protagonisti consapevoli nel nuovo areopago della comunicazione.

Don Giacomo Ruggeri*

“Il nostro modo di guardare al mondo, per raccontarlo poi ad altri, non può essere asettico, clinico, in quanto realtà disezzionata e scarnificata in nome di una velleitaria oggettività. Il chi siamo influenza il modo in cui ci accostiamo alla vicende e alle persone”. Con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI, ha aperto i lavori del convegno nazionale dei direttori degli uffici della comunicazione sociale delle diocesi italiane che si tiene a Milano dall'8 sino al 10 maggio. Un appuntamento importante che vede coinvolti quasi 300 operatori dei media cattolici italiani, per di più in un contesto di molteplici anniversari, quali i 40 anni di Avvenire, i 20 dell'agenzia Sir e dei 10 di SaT2000 e Inblu. “Alla Chiesa sta a cuore l'uomo, un uomo libero, responsabile e consapevole. Alla Chiesa sta a cuore il Vangelo di Cristo – ha proseguito Bagnasco – la Parola che può rendere l'uomo libero, responsabile e consapevole”. E di libertà, coniugata a responsabilità, ne aveva già evidenziato l'importanza don Domenico Pompili, direttore dell'ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, in una riflessione all'interno del momento di preghiera: “Uno degli impegni che qui vogliamo assumerci insieme – ha precisato don Pompili – è di ristabilire il rapporto vitale tra le parole e lo sguardo del cuore. Se lo sguardo si offusca allora il cuore si inardisce e non avendo più la capacità di comunicare veramente diventa tragicamente muto”.

Don Dario Edorado Vigano, nel moderare il primo pomeriggio di lavori, ha fatto il punto di sintesi sia della relazione di Bagnasco che nel presentare la dott.ssa Versace, docente all'Università Cattolica di Milano, che ha presentato la genesi e i prodromi del quotidiano “Avvenire”. Ne emerso un quadro affascinanato segnato da tratteggi di colore grigio (quali la posizione finanziaria deficitaria, le tensioni all'interno dell'episcopato italiano e della S. Sede) e dei notevoli tratteggi colorati che, in modo particolare con Paolo VI, hanno segnato una svolta decisiva per il quotidiano cattolico italiano. La serata si conclude con la visione di un video sul quarantesimo di Avvenire.

* direttore Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali di Fano

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Oltre 250 alunni di 42 scuole elementari o medie di diverse regioni italiane sono in assemblea – giovedì 8 maggio fino a sabato 10 maggio – a San Severino per il 2° Convegno nazionale dei Consigli comunali junior. Oltre a sindaci, assessori e consiglieri baby dei vari istituti della provincia di Macerata, sono presenti i giovani rappresentanti istituzionali di realtà scolastiche provenienti da Piemonte, Veneto, Calabria, Italia centrale, Marche comprese.

L'iniziativa, organizzata dall'Istituto “Tacchi Venturi” sotto l'alto patronato della Presidenza della Repubblica e col patrocinio del Comune, è stata aperta dal prefetto Vittorio Piscitelli, dal sindaco Cesare Martini, dalla Garante regionale per i diritti dei minori, Meri Mengarelli, e dalla preside Vanna Bianconi. Erano presenti anche numerose autorità civili e militari.

La manifestazione venerdì 9 maggio con un programma altrettanto intenso. Sono previsti  gli interventi del presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli, del presidente del Consiglio provinciale, Silvano Ramadori, e del presidente della Comunità montana, Gianluca Chiappa; seguono la consegna di una targa commemorativa dedicata dal Comune al Premio Nobel per la pace, Ernesto Teodoro Moneta; uno spettacolo teatrale; un dibattito fra i ragazzi sui temi della legalità e dei diritti-doveri dei minori; la stesura degli atti del Convegno e, in serata, la “Partita della Costituzione”: un incontro di calcetto al palasport di San Severino tra squadre di docenti, amministratori e alunni in omaggio ai 60 anni dell'entrata in vigore della Carta costituzionale.

Nella foto:

1) i sindaci baby presenti al Convegno con il prefetto Piscitelli, il sindaco Martini, la preside Bianconi e altre autorità;

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 Per festeggiare l'identità, la tradizione e la bellezza dell'Italia domenica 11 maggio torna Voler bene all'Italia, la festa nazionale della PiccolaGrandeItalia che per il quinto anno consecutivo dà voce ai campanili del Belpaese, anche i più piccoli o isolati.

Le produzioni agricole di qualità, le abilità manifatturiere e artigianali collocate nei mercati internazionali, l'immenso patrimonio enogastronomico, ma anche innovazione, servizi online, risparmio energetico e fonti rinnovabili: sono le eccellenze dei piccoli comuni, quelli con meno di  5000 abitanti che rappresentano più del 70% dei comuni italiani e dove risiede più di un quinto della popolazione nazionale. Nelle Marche sono ben 179 (sui totali 246), vive lì il 23% della popolazione regionale, ma il territorio che amministrano è pari al 54% del totale regionale (dati ANCI Marche).

E' nei piccoli centri infatti che alberga l'Italia dei prodotti tipici, delle tradizioni, dell'artigianato artistico ma anche dell'innovazione e della sperimentazione. Ed è qui che, spesso, la qualità italiana diventa un fattore di competitività, combinando saperi tradizionali e innovazioni tecnologiche.

Per valorizzarli, domenica 11 maggio, torna Voler bene all'Italia, la festa nazionale della PiccolaGrandeItalia, promossa da Legambiente sotto l'Alto Patronato del presidente della Repubblica e organizzata con la collaborazione di Enel e di un ampio comitato promotore, che nella regione vede impegnati anche UPI, ANCI e UNCEM Marche, Protezione Civile-Regione Marche, Coldiretti Marche e con il patrocinio della Regione Marche. Una cordata di soggetti cui anche quest'anno si confermano i contributi di partners prestigiosi come la Provincia di Macerata, la Camera di Commercio di Macerata, la Fondazione Carima e la Banca delle Marche che hanno condiviso gli obiettivi e l'importanza di promuovere le realtà più piccole, che ogni giorno, non senza difficoltà, sfidano il declino intrecciando tradizione e innovazione, attraverso legami positivi col territorio, coesione sociale e apertura ai mercati globali.

Moltissimi i municipi che parteciperanno alla giornata dell'orgoglio dell'Italia minore e del made in Italy; si preannuncia infatti un'edizione da grandi numeri: 139 le adesioni, ovvero quasi il 90% del totale dei comuni, 43 solo nella Provincia di Macerata.

Solo in questo territorio si contano 1 parco nazionale, 2 riserve naturali statali, 5 oasi naturalistiche, 6 bandiere arancioni, 2 bandiere blu e 7 tra i borghi più belli d'Italia. Inoltre sono presenti 107 musei, 8 parchi, 23 teatri storici, 35 biblioteche e 2 università. Nella Provincia è possibile gustare ben 133 prodotti tipici, trovare prodotti certificati con 1 marchio IGT, 1 IGP e 6 DOC. Una terra quindi di antichissime e radicatissime tradizioni che ha anche dato i natali a Beniamino Gigli, Giacomo Leopardi, Padre Mattero Ricci ed Enrico Mattei.

Da nord a sud i piccoli comuni si vestiranno a festa e offriranno l'occasione di scoprire le loro risorse, il patrimonio d'arte, le tradizioni, i tesori e i talenti nascosti che custodiscono. La festa è rivolta a chi ha imparato ad apprezzare e ad amare i piccoli centri dello Stivale, ma innanzitutto a tutti coloro che in questi luoghi vivono.

Da Mogliano a Caldarola e da Monte San Giusto passando per Montelupone e Montecavallo, i borghi del maceratese metteranno in mostra il  meglio di sé organizzando degustazioni, visite guidate, percorsi naturalistici, mostre, rappresentazioni folkloristiche e poi musica, sagre, spettacoli e in alcune piazze non mancherà l'inno nazionale suonato dalla banda del paese.

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Per la maggior parte degli italiani sono ancora tragici fatti del passato, ma per i giovani studenti di oggi, che all'epoca non erano ancora nati, certe vicende sono già storia. Le stragi che insanguinarono l'Italia tra il 1969 e il 1989 vengono rivissute nello spettacolo “W l'Italia: il romanzo delle stragi” che alunni di diversi Istituti superiori del maceratese hanno portato in scena al teatro “Lauro Rossi” di Macerata a conclusione del progetto di pedagogia “Il teatro come l'arte dell'incontro”, promosso per l'ottavo anno consecutivo dalla Provincia, con il coordinamento artistico di Giorgio Felicetti e Giorgia Basili.

Alla prima rappresentazione sono intervenute Clara Maccari e Alessandra Boscolo, assessori provinciali rispettivamente all'istruzione e alle attività culturali. Entrambe hanno sottolineato la capacità del teatro come momento di coinvolgimento dei giovani in temi sociali, civili e storici che hanno segnato il passato e che debbono essere sempre tenuti presenti per la salvaguardia della democrazia e della libertà.

Prima che il sipario si alzasse, il regista Felicetti ha ricordato come lo spettacolo di quest'anno chiuda la trilogia su “storia e memoria” che nelle due edizioni precedenti ha visto portare in scena “Marzo 44”, dedicata all'eccidio di Montalto e “'68-‘78”, tutti al centro della piazza” sul decennio che ha cambiato storia e cultura del nostro Paese.

Come in un  film, lo spettacolo “W l'Italia” ripercorre con flash back le stragi da Piazza Fontana alla stazione di Bologna, ma anche il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro, di cui proprio in questi giorni ricorre il trentesimo anniversario della morte.

Le scuole coinvolte nel progetto di quest'anno sono: i licei L. Da Vinci” di Civitanova Marche, i licei e l'Itc “F. Filelfo” di Tolentino, il liceo “G. Leopardi” di Recanati, l'Istituto per geometri “Bramante” di Macerata, gli Istituti tecnici e professionali “Pannaggi” e “Matteo Ricci” di Macerata,  “F. Corridoni” e “V.Bonifazi” di Civitanova Marche.

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Scalando le classifiche è diventata in pochi mesi la nuova stella del pop neomelodico italiano ed ora ha scelto le Marche per testare la tournèe estiva del suo “Mai dire mai Tour 2008”. Anna Tatangelo si esibirà in anteprima nazionale sabato prossimo 10 maggio nel Palazzetto dello Sport di Sarnano. L'appuntamento sarà organizzato da Anteros Produzioni di Nazziconi in  collaborazione con il Centro Benessere Novidra della cittadina termale, il Comune di Sarnano (assessorato a allo sport e turismo) e l'associazione dei commercianti “Per Sarnano” per una produzione generale Ggd e Milanoconcerti. Una bella occasione per la cittadina che si appresta ad ospitare un'artista che nella versione invernale della tournèe ha registrato sempre il tutto esaurito. Anna spopola nelle radio e in tv. Quella ragazza di periferia, oggi a soli 21 anni, vola alto dopo un tour mondiale che in passato l'ha vista esibirsi anche all'Olipya di Parigi e che la vede protagonista nella top list dei singoli più venduti. I suoi concerti sorprendono per la capacità di questa giovane artista dotata oltre che di voce e grinta anche di uno spiccato senso dell'umorismo di saper strappare al suo pubblico anche inattese risate. Il suo è un pop melodico adatto per ogni momento. Ascoltare le sue canzoni è come aprire un armadio: c'è la tuta per il relax e l'abito da sera per i momenti speciali.  A Sarnano Anna Tatangelo arriverà qualche giorno prima per testare i brani scelti per la scaletta dove potrebbero comparire le hit del passato, di quando Anna aveva soltanto 15 anni, come Doppiamente fragili (con cui vinse Sanremo Giovani nel 2002) e Un nuovo bacio. Ma anche pezzi più recenti, che sono parte dell'ultimo lavoro uscito nel 2007, Mai dire mai. Un titolo che alludeva al primo tentativo di cimentarsi come autrice di musica e testi: sono sue, anche se scritte a quattro mani con D'Alessio, Lo so che finirà e Averti qui, uscite poi come singoli. Durante lo spettacolo ci potrebbe essere spazio anche per celebri cover come Albachiara. Sicuramente presente il brano “Il mio amico” classificatosi secondo all'ultimo Festival di Sanremo e inserito nella nuova edizione (uscita quest'anno) dell'album Mai dire mai. Già nel debutto di Norcia organizzato sempre con l'Anteros produzioni la Tatangelo ha avuto modo di constatare che ha un pubblico che sta crescendo e che si diverte con il suo repertorio, ormai abbastanza vasto, da "Ragazza di periferia" a "Essere una donna", a "Doppiamente fragili", fino a "Il mio amico". Al suo seguito il supporto di una grande band che si diverte con lei sul palco. Partite intanto le prevendite per il concerto di sabato presso i punti Lottomatica e abituali rivendite. Per informazioni Anteros Produzioni 0734.255255, www.anteros.it. Tutto lo staff arriverà proprio in anticipo per iniziare l'allestimento dello spettacolo. Al di là della scenografia per la quale i tecnici lavoreranno già in questi giorni  protagonista assoluta sarà la musica. 
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Venerdì, 02 Maggio 2008 02:00

L'altare dei 1000 ceri a Frontale di Apiro

A Frontale di Apiro (mc) il carnevale coincide con la tradizionale adorazione eucaristica annuale, popolarmente detta anche delle sante quarantore.

Per l'adorazione eucaristica l'ostensorio con l'ostia consacrata è collocato in un altare appositamente allestito con alcune centinaia di ceri. L'altare è uno spettacolo di arte e fede. Con enfasi è chiamato dei mille ceri.

   L'allestimento dell'altare dei mille ceri risale al 1877. Era l'anno della dedicazione della vecchia chiesa parrocchiale, di cui ora resta solo il rudere del campanile. Per l'occasione in seno alla famiglia Tamagnini, nota bottega di falegnami del luogo, qualcuno pensò di disegnare una sacra rappresentazione speciale per solennizzare l'inaugurazione della nuova chiesa. Realizzò un disegno con la luce delle fiammelle delle candele. Un modo di disegnare quanto mai originale, forse unico in Italia. L'idea trovò molta attenzione e calda accoglienza fra la popolazione. Negli anni successivi la famiglia Tamagnini portò avanti l'iniziativa e ne insegnò l'arte ai collaboratori.

   L'appellativo di mille ceri le è stato dato ben presto dalla popolazione. Tale raffigurazione si interruppe nella seconda guerra mondiale per mancanza di materia prima. Riprese nuovo vigore con il coinvolgimento dell'intera comunità parrocchiale nelle quarantore del carnevale del 1966. Ogni anno i giovani ed adulti di entrambi i sessi sotto la guida di un appassionato lo allestiscono. Negli ultimi Massimiliano Ricci ha coordinato la  realizzazione d'un disegno scelto da Alfio Sdrubolini e rielaborato dal matelicese Nicola Fuscà. Il disegno dell'edizione 2008 proviene dalla facciata della chiesa del SS. mo Crocifisso di Treia.

   Quest'anno (2008) il soggetto rappresentato è l'agnello pasquale adagiato sul libro con la bandiera della risurrezione, simbolo di Gesù Cristo ucciso in croce e risorto al terzo giorno. L'agnello pasquale rimanda al sacrificio dell'agnello da parte degli ebrei al momento della liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. Era la pasqua ebraica. Fu Giovanni il Battista per primo a salutare Gesù, che un giorno, veniva verso di lui come l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (vedi Gv 1,29 e 36).

   Al pomeriggio di ogni giornata, durante l'adorazione eucaristica, sono accese le candele della rappresentazione. Il disegno di luce si fa catechesi e spettacolo mirabile nello stesso tempo per i fedeli che di solito gremiscono la chiesa. Alcuni vengono appositamente da fuori.

Vincenzo Finocchio

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E' stata una festa nella festa quella vissuta dalla cittadina di Pievebovigliana. In occasione del santo patrono, San Macario, infatti, il sindaco ha voluto inaugurare anche la nuova sede del gruppo locale della Protezione Civile. Accanto al programma religioso, dunque, la piccola cittadina si è trasformata in un tripudio di divise giallo-blu. Infatti, sono giunti gruppi di volontari da tutta la provincia di macerata e non solo, rappresentati anche dal vice comandante nazionale della Protezione Civile. Impegnato in Sardegna, invece, il comandante Guido Bertolaso, che si ì così visto costretto a declinare l'invito. Tante, comunque, le autorità, militari e civili, presenti, a cominciare dall'Arcivescovo di Camerino, Francesco Giovanni Brugnaro, dal Presidente della provincia di Macerata, Giulio Silenzi e dal direttore della Zona Territoriale 10 dell'Asur Marche, Pierluigi Gigliucci. Dopo la Santa Messa mattutina si è svolta una informale conferenza presso la sala consiliare del Comune, con il sindaco, Sandro Luciani, che ha voluto ringraziare gli infaticabili volontari del gruppo di P.C. di Pievebovigliana. “La sede che oggi inauguriamo – ha detto – l'hanno ristrutturata da soli. Lo spirito di questi volontari è lo spirito della nostra cittadina, per un futuro sempre più ricco di soddisfazioni”.
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Martedì, 29 Aprile 2008 02:00

25 anni di sacerdozio di don Oreste Campagna

Venerdi 25 aprile 2008 nella chiesa di S.Paolo, a Borgiano di Serrapetrona, abbiamo festeggiato il 25° anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Don Oreste Campagna, parroco di Borgiano e di Belforte del Chienti. A presiedere la celebrazione è stato chiamato il nostro arcivescovo Mons. Francesco Giovanni Brugnaro, che ha concelebrato assieme ad una decina di sacerdoti. La chiesa di Borgiano era gremitissima come neanche nelle tradizionali celebrazioni del Santo Natale era mai avvenuto. Erano presenti infatti, oltre alle comunita' di Borgiano e di Belforte del Chienti, i parenti di Don Oreste e i suoi numerosi amici provenienti dalle piu' svariate località: Fano,Macerata, Camerino,Tolentino, Monastero, ecc. Era presente anche Padre Franco in rappresentanza dei frati di San Nicola. La festa era stata preparata nei giorni precedenti da alcuni incontri di preghiera svolti a Borgiano a Caccamo e a Belforte, a cui aveva partecipato anche il nostro arcivescovo. La Santa Messa è stata animata dal coro parrocchiale di Borgiano “rinforzato” per l'occorrenza dai giovani dell'A.C.R. di Caldarola. Le letture sono state scelte da Don Oreste e Mons.Brugnaro le ha commentate in maniera straordinaria durante l'omelia che ha attirato l'attenzione di tutti i presenti. Alcuni partecipanti hanno espresso le loro intenzioni spontanee durante la preghiera dei fedeli. La cerimonia ha suscitato momenti di intensa commozione quando, alla fine, Don Oreste ha voluto commentare la giornata e ringraziare tutte le persone che lo hanno aiutato a raggiungere questo traguardo, quando il sindaco di Serrapetrona ha voluto ringraziarlo a nome della cittadinanza per tutto il bene da lui operato, soprattutto verso i giovani, consegnandogli una targa e quando le comunita' di Borgiano e di Belforte gli hanno regalato una pergamena.

Alla fine è stato preparato un maxi-rinfresco a cui tutti hanno preso parte e la festa si è protratta, assistita dal bel tempo, fino al calar della sera. I commenti sulla giornata sono stati positivi da parte di tutti i presenti, i quali sono rimasti favorevolmente impressionati anche dall'ottima organizzazione. Ringraziamo tutti Don Oreste per l'opera svolta nella nostra diocesi e gli auguriamo di continuare a servire il Signore sempre meglio e con un amore sempre piu' grande.

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Giovedì 24 aprile nell'aula magna Giovanni Paolo II del seminario diocesano di Camerino il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha riunito i sacerdoti dell'arcidiocesi per un primo ritiro spirituale diretto da p. Virginio Spicacci. Dopo la celebrazione dell'ora media, che ha aperto il ritiro, l'arcivescovo ha presentato p. Virginio: gesuita che gli è stato maestro a Milano, biblista a fianco di mons. Carlo Maria Martini, ha rifiutato l'insegnamento al pontificio istituto biblico ed ha optato per esperienze pastorali a fianco degli ultimi e degli emarginati, dal 1977 si dedica a tempo pieno al servizio della parola di Dio. Da questo servizio è nato a Milano un movimento comunitario denominato “Comunità della buona notizia”. Ora è parroco a Napoli.

Il tema di questo ritiro è stato “Il servizio della parola e la parresia (la franchezza) nell'antico testamento.

Prima premessa: necessità di rilanciare l'evangelizzazione a partire dalla costituzione del concilio Vaticano II “Dei verbum”. A che punto si è nella sua attualizzazione? I vescovi si lamentano e a ragione. L'evangelizzazione può ripartire solo dalla centralità della parola di Dio e non dell'uomo.

Seconda premessa: Pentecoste e rilancio della profezia nel nuovo testamento.

1) La nostra pastorale favorisce la fede naturale e biblica. La certezza dell'esistenza di Dio non è il centro della fede biblica. Per la fede biblica JHWH è un Dio personale e trascendente pur nell'immanenza. Differenza tra enoteismo e monoteismo. Il Dio biblico ha una caratteristica unica: irrompe nella storia, lo stupore dell'uomo proclama “magnalia Dei”! Il credo d'Israele parte appunto dall'esperienza dei fatti della salvezza e scopre un Dio “tutt'altro”, è affascinato da tutta la sua trascendenza. Ecco perché Israele rifiuta categoricamente l'idolatria.

2) La fede biblica nasce dall'irruzione di Dio nella storia dell'uomo.

3) Servizio della parola: Dio cerca intermediari. Dio parla al cuore, parla agli orecchi. Necessità di curare la lettura acustica. Le labbra si aprono dopo che si sono aperti gli orecchi. La profezia non è l'unico servizio della parola, perché ci sono anche catechesi e parenesi. Ma catechesi e parenesi appartengono anche alla fede naturale. Tante fedi e tante catechesi e parenesi. Profezia è servizio fondante, primato funzionale. A titolo di esempio ripensare all'incontro della samaritana con Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Molti samaritani credettero in Gesù per la parola della donna che attestava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Andati da lui lo pregarono di restare con loro. Gesù si trattenne due giorni. E molti di più credettero in virtù della sua parola e dicevano alla donna: “Non è più sulla tua parola che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e conosciuto che egli è veramente il salvatore del mondo” (vedi Gv4,39-42). Primo sacramento è la parola.

4) “Chi dice la gente che io sia?” (Mt 16,13). Come annunciare la fede? Attenzione ai problemi di linguaggio. Ricuperare la profezia, perché spesso catechesi e parenesi hanno avuto un indebito sopravvento. La profezia è annuncio, è buona notizia, è promessa. Nella storia della Chiesa la riforma protestante e il concilio di Trento hanno in qualche modo disintegrato la profezia. La Riforma con il libero arbitrio nella interpretazione della Scrittura, e la Chiesa cattolica per paura degli abusi del protestantesimo. Già Israele aveva diffidenza verso la profezia: “Hanno indurito- confidava Dio a Geremia- la loro cervice in modo da non ascoltare le mie parole” Ger 19,15b. Con la crisi della profezia anche in Israele prevalgono catechesi e parenesi. Il conflitto tra profezia e catechesi sommerse Geremia nel VI sec. A. C. così come anche Gesù è messo a morte come profeta rifiutato.

Chi è il profeta? E' un credente maturo che ha vissuto un'esperienza forte di ascolto, una buona notizia, una promessa. Prima la buona notizia e poi l'esortazione. Prima il dono e poi il precetto. Scopre la benevolenza di Dio. Dio mi parla perché mi vuol bene. E' un credente consapevole che l'iniziativa è radicalmente di Dio, scopre l'assolutezza di Dio. Dio è fedele alla sua promessa. Dio fa tutto quello che dice. Questa parola merita fiducia e provoca fiducia, fede e speranza. Il credente rigetta, di conseguenza, ogni idolatria.

5) Dall'esperienza di fede nasce un compito, la vocazione a servire la parola. Il profeta vive di passione per la gloria di Dio (Salmo 115 (113B),1; 69,10. Vive di passione per il bene del popolo (Salmo 122, 4-8), non si vergogna di Dio davanti agli uomini, non ha paura di essere rifiutato; al contrario vive il coraggio e la libertà di perdere tutto, a cominciare dalla faccia, in nome della parola. Perdere la faccia è dono, frutto dello Spirito, è dono della Pentecoste vetero e neo testamentaria. E' la parresia dell'annuncio, di cui si parla negli Atti degli apostoli.

6) Dio forma, plasma, educa i suoi profeti: la conversione, il tirocinio, la missione. E' sintomatica la storia di Mosè: fallito come egiziano, scopre di essere ebreo, visita il suo popolo, si propone come leader, i suoi lo rifiutano. Non riesce a realizzarsi, Dio lo realizza e alla grande. Dio, infatti, sceglie un balbuziente e questi non vuole andare. La parola di Dio passa attraverso un balbuziente! Questa la strategia di Dio: scegliere strumenti inefficienti perché sia a tutti manifesta la sua potenza. Una strategia che teologi e biblisti chiamano con termine paolino “kenosis”. Pensare alla croce di Cristo: scandalo per gli ebrei, stoltezza per i pagani.

Tre domande concludono la seconda parte della meditazione: una di d. Nazzareno Moneta su che cosa fare, una di d. Giovanni Staffolani sul fatto che la liturgia abbia posto al centro di ogni celebrazione la parola ed una dell'arcivescovo sulle consuetudini che creano come degli obblighi.

Il padre gesuita, nelle risposte, sottolinea la necessità di ripristinare l'annuncio, la necessità di fornire materiali di annuncio per offrire alla gente la promessa dell'amore gratuito di Dio. L'annuncio in genere provoca rifiuto (vedi Ef 6,10ss): battaglia contro lo spirito del male. A questo punto non si potrà fare a meno del catecumenato con catechesi e parenesi. Il profeta, infatti, ha di fronte un non credente; mentre il catechista si rivolge ad un credente.

Ogni testo ha tre livelli di lettura: kerigmatico, catechetico e parenetico. Oggi occorre riscoprire l'aspetto kerigmatico. E rispondendo alla domanda del vescovo, ha detto che occorre oggi più che mai l'annuncio, offrirci degli spazi per offrire kerigma. Occorre creatività per il kerigma. La lingua deve sciogliersi. Il rinnovo dell'iniziazione cristiana non può partire, come avviene abitualmente, dai fanciulli per arrivare agli adulti ma a rovescio. Dagli adulti si arriva ai fanciulli.

Per il 22 maggio p.v. è previsto un secondo ritiro sullo stesso argomento con esemplificazioni di kerigma ed altro.

Vincenzo Finocchio

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